sabato 9 aprile 2011

Reset

A volte basta un po' di coraggio. Un po' tanto... Quando cresciamo cavalcati dai nostri demoni, è come portare avanti una guerra di crociata; e non ci rendiamo conto che per quanta strada riusciamo a fare, poco alla volta tutto ci logora.
Combattere per rivalsa su qualcosa o qualcuno, che sia un padre, un amore finito, una reputazione, o il mondo intero, è una battaglia senza vittoria, un caos che porta al raggiungimento di falsi obiettivi, oltre i quali c'è solo un vuoto incolmabile, il quale non lascia vedere che la felicità con cui si veste è più volatile del fiato caldo a gennaio. A volte nel combattere ci si ferisce; è lì che il bisogno di rivalsa che abbiamo ci da nuova forza per andare avanti, ed è solo in quei momenti che possiamo rendercene conto. Basta farsi una domanda... ci fa davvero così bene dimostrare a qualcuno, o a noi stessi (al nostro orgoglio) che vinceremo qualcosa nella vita? E una volta dimostrato questo, una volta raggiunto “l'obiettivo finale” cosa otteniamo?
Sono convinto che una reale vittoria sia ottenere la felicità, ma sono ancora più convinto che per questo basti molto meno di quanto molti abbiano già ottenuto. Non è una rassegnazione, e non è affatto la strada più facile. Premere il tasto reset fa più male in un minuto di quanto lo faccia un'intera vita di sacrifici nel nome del nostro orgoglio.

martedì 8 marzo 2011

Grazie Zietta per avermi tolto uno zero

Deliri di mattina "presto" in palco

A Sanremo l'ultima cosa che mi sarei aspettato è di ringraziare, anche se velatamente, qualcuno di così lontano da me...
La prima mattina dovevamo essere al Palafiori alle 10, figurarsi le condizioni, dopo una notte passata a baldoria da band... Ma siamo musicisti e non ci spaventiamo per così poco. Allestiamo il palco, nel delirio che il sonno spaccia gratis ma allo stesso tempo attivi per l'emozione. Sound ceck e via. L'ufficio stampa ci convoca per portarci in giro a foto e interviste... bellissimo, sono vestito leggermente meglio di un pensionato sardo che guarda la tv in casa ma va bene così, l'albergo è ad un'ora di casino e non c'è tempo; pensarci prima per la prossima volta non guasterà di certo. Fatte le prime foto ci chiamano in uno stand vicino alla sala conferenze dove avremo dovuto tenere il concerto: era Sanremobuonenotizie, un giornale online della zona. Tra le varie domande sulla musica preferita e i progetti in corso è saltato fuori come abbiamo iniziato a suonare...


Già... le devo tutto questo, in fondo. Era una strana persona, un po' eccentrica e piena di vizi, ma io le ero molto affezionato, anche perché quel bene che mi voleva lo dimostrava ampiamente (per un bimbominchia con un mezzo amico e con la testa unicamente su Ken Shiro e i Lego significava molto). Se non fosse stato per lei probabilmente sarei un povero frustrato senza metà capelli per lo stress, chiuso in qualche ufficio e con la mania del calcio, uno come centinaia di milioni. E invece sono uno come centinaia di migliaia. Quando raccomandandosi di trattarlo bene, mi regalò un corso a fascicoli dall'edicola, e una casio a due ottave per esercitarmi ero entusiasta di qualcosa di nuovo, a cui non avevo mai pensato. E dopo un po', da buon veneto, imparai a suonare Porta Romana, la mia prima canzone a due mani... E' stato l'inizio di tutto, in quell'anno ho veramente iniziato a vivere. Sembra ridicolo, ma ne vado fiero. E rinnovo il mio grazie.

sabato 26 febbraio 2011

OK, KO!

Qui avevo già una bella botta di febbre, oltre che di adrenalina... già... sono distrutto, tornato da Sanremo domenica notte con un bel po' di febbre, che lunedì mattina scopro essere a 40.
 Persa ogni speranza di fare altro che non sia girare tra lettobagnocucina come uno zombie passo 3 giorni senza quasi accorgermene, altri due a leggere libri e a raccontare su facebook chi ho visto, com'è andata, e grazieprego... Domani è sabato e non me ne frega un'acca dei rimasugli di questo accidenti che mi sono beccato. Vado in sala prove e suono. Quando riordino un po' le idee e recupero anche le facoltà meno elementari ricomincerò a scrivere...

martedì 8 febbraio 2011

Nexus e i tamarri

Ok, adesso pensate un attimo... bella la soddisfazione di fare un dolce con le proprie mani, e vedere che è apprezzato dalle "cavie", bellissimo saper usare come si deve una buona reflex e fare scatti invidiabili e secondo le proprie sensazioni imprimere luci e fuochi sempre diversi... Ma a volte credo sia divertente anche gustarsi un po' il lavoro degli altri. Un po' per pigrizia, un po' per divertirsi senza pensieri... e a volte per lasciare più spazio alla creatività del momento piuttosto che alla tecnica, lasciando fare il lavoro alla tecnologia per una volta.

Ebbene, il Nexus per quello che ho avuto modo di provare in una serata cazzeggio è proprio questo. Mi sono divertito come un bambino con l'intera collezione di gormiti a sfogliare tutti i preset di questo giocattolino software della reFX con qualche espansione carina. Gran parte del tempo l'ho passata facendo il truzzo con suoni tipicamente house, tecno, trance e chi più ne ha più ne metta (qui c'è un esempio in fruity loop XD), poi sono incappato nell'espansione "orchestra", che ho trovato molto realistica. Inoltre molti preset si possono usare tranquillamente per dei sottofondi ritmati, in complemento agli altri strumenti di una band, donando una pienezza al brano non da poco. Insomma, per quelli a cui NON piace "smanettare" con le manopole e non ha voglia di imparare questo strumento è una manna dal cielo.

Poi non è del tutto vero che ci sono solo preset... Sia l'arpeggiatore che il gate sono modificabili, per poter personalizzare le ritmiche di ogni suono, inoltre è possibile filtrare, mixare e modificare le dinamiche di ogni timbro in ogni preset. Insomma, non è un Reaktor né credo voglia esserlo, ma sicuramente offre del buono, e un sacco di tempo risparmiato in fase di composizione/arrangiamento. Forse ad un prezzo un tantino esoso però... Ricordo sempre a chi non piace smanettare che in un paio di giorni, con un po' di buona volontà e voglia di imparare, in un sintetizzatore quale Reaktor (del quale parlerò sicuramente in futuro) si può ricreare quasi qualunque suono di questo giocattolino... Pensateci!

Ci siamo...

Tra poco inizierà il gioco serio, quello che ti prosciuga l'anima, dalla prima all'ultima goccia, e che alla fine ti dona una soddisfazione che aspetti da anni, forse... Con il gruppo ci stiamo preparando ad un evento importante, con un preavviso praticamente nullo rispetto alle richieste... però personalmente sto dando il massimo, come mai avevo fatto finora, non credevo di potermi spingere così in là sotto certi aspetti... Dopodiché cominceremo a lavorare sul serio, abbiamo grandi progetti per l'estate, e per realizzarli avrò bisogno di tenere l'acceleratore sempre a tavoletta... Adoro le sfide, questa mi spaventa terribilmente, per i rischi che comporta, ma in fondo... sono qui per questo. Non voglio "lasciare un segno immortale nei secoli", ma essere soddisfatto di quello che faccio, senza rimpianti sui miei ricordi. Ne ho già abbastanza in fondo. Che miscuglio di emozioni... eccitazione, paura, voglia di fare, energia che pare venire dal niente...

Mi ricordo due concerti finora che mi hanno fatto provare sensazioni simili. Uno è il primo concerto fatto ai Trenti (un locale piuttosto grosso dalle parti di Bassano del Grappa), con una vecchia band; c'erano almeno 150-200 persone che ascoltavano, e io sudavo, avevo una fifa pazzesca di fare figuracce e speravo di suonare al meglio... e alla fine mi sono divertito, molto. Le volte successive mano a mano passava la paura e si mutava in voglia di rifarlo, come una dipendenza... E infine, quest'estate. Dopo aver passato le selezioni per il festival degli autori, a San Remo, un chitarrista mi contatta per fare da tastierista ad un concerto di Luca Napolitano, a Verona. Wowow diranno alcune ragazzine... sta di fatto che io non avevo idea di chi fosse, tant'è che gli ho detto che ci penso... sento il gruppo e gli so dire in mezz'ora. E così è stato, alla fine mi ha detto che mi farà sapere per come organizzarmi. E a me vennero dei dubbi... Verona... in quel periodo... avevo sentito parlare di un evento, così per curiosità sono andato a sbirciare sul web, alla ricerca di sto fantomatico Luca Napolitano. E sono incappato nei WMA2010
Ok, calma... dai non è possibile... c'è un errore... che ci vado a fare io lì... e invece no, il giorno successivo mi chiama un agente della Warner, per accordare i dettagli; treno, hotel, strumentazione di cui ho bisogno in palco... wow! Bè... non tanto per la canzone in sè (anche se alla fine ha finito per piacermi), quanto per il trovarmi in mezzo a tutti quei personaggi... Giorgia, Pino Daniele, Zero, la Marini, Noemi, Mengoni... non sapevo più dove guardare! Poco alla volta mi sono reso conto che non ero agitato, forse stavo assimilando, o forse era talmente troppa roba rispetto ai miei soliti standard che ho reagito in maniera refrattaria... comunque tutto fila in questo modo, fino a quando non entro in palco... 'zzarola 20.000 persone... sono tante eh... veramente tante... e tutte che urlano e aspettano la canzone... Sembrava un sogno, e non avevo paura, non ero agitato... Ero pieno di energia, mi pareva di poter volare... Giorni dopo ho concluso che se fossi stato lì con la mia band sarei esploso. Dio mio che effetto fa il pubblico... anche se sei in seconda fila, anche se sei il tastierista anonimo di un artista idolatrato dalle ragazze... sì, me la sono goduta, parecchio anche.
Ora come ora mi ritrovo a salire i primi gradini di una scala pericolante che parte già dalle nuvole, senza sapere come mai mi ci ritrovo in mezzo... e stavolta la paura di cadere c'è, ma non è forte quanto la voglia di soddisfazione. Staremo a vedere...

domenica 6 febbraio 2011

torna a casa Johnny, i bei giovanotti cannibali ti aspettano...



Fine Young Cannibals - Johnny come home


Questa è un ricordo, che ho riscoperto di recente. Mi piace, perché evoca un'epoca in cui correvo in cucina a guardare i puffi o in salotto a saltare sul divano quando mio padre andava in bagno lasciandola a tutto volume per continuare a sentirla (forse gli faceva un effetto utile al momento, ma a me piaceva un sacco). La canzone è del 1985, ma da quello che mi è dato sapere ha continuato a riscuotere successo anche negli anni a venire, tant'è che l'hanno inserita nelle raccolte successive allo scioglimento del gruppo (1992). E quando avevo poco più di sei anni suonava comunque in casa mia. Ah, se fossi nato negli anni 60... forse sarei in mezzo alla schiera di centinaia di artisti con un disco d'oro in mano... o forse l'ennesimo illuso?
Ad ogni modo questo brano riporta a quel pop anni 80 che fa ancora rizzare le orecchie a molti pensando "aaah te la ricordi questa..." tra rullanti super riverberati, arpeggiatori e ritornelli accattivanti, che hanno segnato un'epoca memorabile per questo genere.

sabato 5 febbraio 2011

L'arte di ascoltare... con il cuore!

Si ok, come esordio è un tantino sdolcinato e in stile "depresso a causa della società consumistica di oggi"... Però è una cosa che tengo a precisare. Suonare ed ascoltare con il cuore non significa non ascoltare death metal, beninteso, più semplicemente... apprezzare qualcosa, se fatto bene nei propri criteri, per quello che è. Mi capita a volte di imbattermi in persone, musicisti o appassionati, che cerchino di imporre il proprio genere spinti da quelli che considerano punti di forza, sminuendo altra musica e classificandola come "ignorante" o "troppo complicata". Perché questo? Ok, una cosa può non piacere, come io odio il pomodoro crudo, a qualcun'altro può benissimo non piacere il jazz, o vasco, o rachmaninoff; in fondo si tratta di gusti. Però tanti si sentono di dare un giudizio tecnico sulla questione (molto spesso a prescindere dalle conoscenze che hanno). C'è il musicista jazz che odia Vasco e Ligabue, sostenendo che si tratta di banalità musicali atte a vendere copie e basta, c'è il fanatico di pop che considera un assolo di Herbie Hancock stonato, sostenendo che dovrebbe pensare meno a suonare e più ad esprimere sentimenti con le parole, c'è chi dice che il blues è tutto uguale, o "troppo facile" da suonare, c'è chi dice che Arthur Rubinstein era si "bravo", ma che era solo un fantoccio perché non sapeva improvvisare, come tutti quelli che studiano al conservatorio... vabè potrei andare avanti tanto, immagino il concetto sia chiaro...


Sono l'unico che ritiene sti giudizi più stupidi anche delle accuse alle quali mirano? Voglio dire... Non posso dilettarmi a suonare su cambi di scale e virtuosismi sopra armonie dodecafoniche senza togliermi il gusto di apprezzare qualche aforisma da una canzone di Ligabue? Credo di si invece... Come credo anche di poter sentire, per quanto la poca esperienza mi conceda, un'interpretazione eccellente di un pianista su di un brano di Liszt senza perdere il gusto per un assolo in live di B.B.King. Quando una cosa fa battere il cuore, o fa sorridere, o comunque comunica qualcosa, perché disprezzarla sulla base di convinzioni e luoghi comuni? Cerchiamo invece di valutare quello che vuole dire chi ci mette davanti al proprio lavoro, e se non ci piace... significa che non era diretta a noi; non è un motivo per tirar fuori difetti che non esistono. Io non ho mai detto che il pomodoro è un cibo insensato, troppo raffinato o "banalmente rosso". So solo che non mi piace. Ora vado a letto che sono ko...