Il delirio dei telegiornali



Era da un bel po' che non ascoltavo un telegiornale, in casa abbiamo scelto di rinunciare alla TV in favore di discussioni, baruffe, tentati omicidi, trombate epiche, film, cucina...

Ma a volte capita ancora che, a casa di amici o in pausa pranzo al bar, il mio cervello ricordi con nostalgia quella favolosa sensazione di rincoglionimento che si prova davanti ad uno schermo che spara concetti che ridurrebbero gli stimoli al pensiero anche ai macachi giapponesi (senza offesa, in realtà adoro il giappone), così mi butto e mi lascio incantare per passare il tempo e smettere di pensare almeno due minuti.

Oggi, per esempio, ho guardato Studio Aperto mentre mangiavo un trancio di pizza senza badarci (quando ti prende una tv è peggio di un album dei Pink Floyd in repeat, potrei mangiarmi una scarpa senza rendermene conto). E poi ho pensato... Ma cosa c'è che non va in studio aperto?
Voglio dire, alla fine parla un po' di quello su cui statisticamente la gente adora discutere in conversazione: ogni giorno si fa un pieno di argomenti su cui farsi un' opinione e poi schierarsi, e successivamente entrare in campo con dei fatti concreti a sostenere le proprie espressioni.
Alla fine della fiera, tutti nel profondo amiamo studio aperto, perché annaffia regolarmente il nostro giardino dell'ego, ed è per questo che io credo sia ciò che è.

Oppure è davvero uno strumento di controllo come si sente dire dai complottisti? Beh... A dire il vero lo sarebbe anche nel primo caso, secondo me, solo che invece di essere un complotto dittatoriale segreto a manipolare le nostre menti, saremmo noi stessi ad essere sotto accusa per aver dormito mentre dirigevamo la carrozza, finendo nel fosso e danneggiando il carico e i passeggeri.
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