Tutto un gioco

Eh... In un anno e passa ne ho combinate di tutti i colori. Dire che sono "cresciuta" è un po' inappropriato, visto che per alcuni che mi conoscono sono rimbambita, per altri sono stata contagiata dalla scopamica di Peter Pan, per altri sono più fuori di testa di prima... Ho deciso di riprendere questo blog semi-morto e riportarlo in vita perché... non ho un cazzo da fare nei tempi morti e visto che fumo meno di prima è una buona occasione per distrarre la smania di tabacco. Ma anche perché sono felice, come ho già detto. Chi non mi conosce e chiacchiera un po' con me, ad un certo punto si chiede se sono una civetta schizofrenica o se sono pazza, se faccio parte di qualche setta... insomma, sembra che per le persone che incontro (la maggior parte) incontrare la felicità sia una cosa che richiede poteri soprannaturali, oppure disonestà e manipolazione, perché in questo periodo c'è poco da star tranquilli, perché c'è crisi, perché potrei rimanere senza lavoro domani, perché le strade sono pericolose, e perché Alqaeda si è alleata col NWO che mira a condizionare le menti degli uomini e schiavizzare i procioni per la festa che i Maya hanno deciso di farci domani.
Beh, io posso solo dire la mia. Ho mollato tutto. Seguivo un percorso musicale basato sul falso mito di comprare fama sottoforma di marketing, mentre dentro lasciavo morire quella parte che usava la musica per esprimersi... Beh l'ho quasi ammazzata del tutto. Quasi per fortuna. Ho deciso di prendermi un po' di tempo per seguire me stessa, e nel frattempo interrompere tutto quanto per pagare la miriade di debiti lasciati da una condotta finanziaria da macaca giapponese ubriaca, e dall'inseguimento di sogni adottati. Sì, perché ho scoperto che i sogni non propri, brillano per poco e poi si spengono; e quando si spengono mentre sei in mezzo alla strada per inseguirli, ti mandano a puttane la vita. Prendere un sogno non proprio è facile, si confonde molto bene tra le parole invidia e rivalsa. Basta poco, è facile trovare ispirazioni, guardarsi attorno e scegliere una qualsiasi menata che ci stimoli la voglia di dimostrare qualcosa a qualcuno. E spesso ci mettiamo a scimmiottare la cazzata epica che quel qualcuno siamo noi stessi. Che cavolo significa? Io devo far vedere a me stessa che valgo qualcosa? Questo sarebbe da ricovero... Non li definirei sbagli, sarebbe un insulto a quello che sono diventata cercando un modo per uscirne; in fondo, se tutto fosse andato secondo i piani, ora sarei una specie di scrofa da ingrasso di me stessa. E invece...
È stato come un gioco, di fatto. Non avevo (e non ho) niente da perdere se non me stessa, ma per perdermi definitivamente avrei dovuto suicidarmi, il che non è contemplabile. Quindi ho iniziato ad usare le risorse che avevo per cercare di star bene. Sapete, le solite menate sull'autoanalisi, la meditazione, mangiare meglio e tutto ciò che ne deriva. Tutte quelle cose che non cerchi mai di fare perché qualcosa di più sbriluccicoso ti attira nella "vita reale": televisore, giornale, happy hour distruttivo e altri giochi più movimentati e interessanti di sedersi e cercare. Non attirano perché non sempre sono cose che brillano. Quando cominci a scendere nello scantinato per fare le pulizie e trovi le tarantole in mezzo alla polvere è un casino. Non se ne vanno facilmente, e manco è piacevole cercare di scacciarle, anche se hanno fatto colonia sopra i tuoi tesori. Questo principalmente è il motivo (cosciente e non) per cui tante persone si guardano bene dal guardarsi dentro. Beh... non sono morta, ho fatto un bel po' di pulizia e devo dire che si respira bene qui dentro. Non potrei desiderare di meglio, decisamente.
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